SISTEMI ELETTORALI

Lascia un commento

4 settembre 2012 di desocialblog

SISTEMI ELETTORALI IN ITALIA
Tutti i sistemi elettorali applicati sino ad ora in Italia sono sistemi bicamerali
perfetti: ovvero le due Camere operano con gli stessi poteri.

PRIMA REPUBBLICA (1945-1992)
Dal 1945 al 1992 in Italia è stato adottato il sistema proporzionale, con la formula
Imperiali dei resti più alta per quanto concerne i 630 Onorevoli alla Camera e con la
formula d’Hondt per i 315 Senatori in Senato1.
Per quanto il sistema proporzionale garantisse un’effettiva rappresentanza, è stato
fortemente criticato per l’instabilità dei Governi, troppo legati alle istanze dei
piccoli partiti, che garantivano la maggioranza all’esecutivo e pertanto avevano un
elevato potere di “ricatto”.

SECONDA REPUBBLICA (1993-2005)
In concomitanza dello scandalo di Tangentopoli, che stava travolgendo il sistema
partitico in Italia, ebbe successo il referendum elettorale sulla preferenza unica e
successivamente il referendum sul sistema elettorale del Senato. Tali fattori
spinsero il Parlamento a riformare la legge elettorale, anche per rispondere allo
spirito “antipartitocratico” sorto nell’opinione pubblica.
Il passaggio dal proporzionale al maggioritario rappresentò, peraltro, una fase
cruciale per l’Italia: il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Tale
1 Per la Camera dei Deputati, l’elettore poteva votare il partito ed esprimere una o più preferenze (mai più di quattro) per indicare i candidati. Le clausole di esclusione erano alquanto accessibili: per la ripartizione occorreva ottenere un minimo di 300mila voti su scala nazionale e “fare il quorum” almeno in una circoscrizione, ossia raggiungere il quoziente pieno in una circoscrizione (circa 65mila voti). L’attribuzione dei seggi seguiva il seguente meccanismo: i voti validamente espressi
erano suddivisi per il numero dei seggi+2. Dopo aver eseguito il conteggio, si ottenevano i risultati.
Tuttavia, alla fine del computo, rimanevano dei voti “inutilizzati”, i cosiddetti resti, i quali erano sommati e combinati per ogni e partito, e infine venivano destinati al Collegio Unico Nazionale, dal quale secondo un nuovo calcolo su base proporzionale, erano colmati i seggi vacanti.
Il Senato della Repubblica, invece, adottava la formula d’Hondt. Attraverso questo metodo, dunque, diventavano senatori, i candidati con quoziente individuale più alto nei rispettivi collegi uninominale. Tuttavia, i 315 seggi al Senato venivano distribuiti su 237 collegi, con un sistema proporzionale. Venivano a crearsi, perciò, situazioni paradossali, nelle quali un collegio era rappresentato da più senatori, mentre altri collegi non avevano rappresentanti.
La riforma fu soprannominata “Mattarellum”, poiché il relatore delle legge fu
Sergio Mattarella (ex DC, poi PPI ed attualmente Ulivo). In realtà, sotto la veste
maggioritaria pura, la legge elettorale comprendeva un meccanismo (chiamato
“scorporo”), che permetteva ai candidati sconfitti nei collegi uninominali di
accedere in Parlamento con il “paracadute” di un’intricata quota proporzionale,
grazie al fatto che le candidature plurime erano consentite dalla legge2.
Questo “ritocco” fu visto da molti esperti, tra cui il politologo Giovanni Sartori,
come il mezzo utilizzato dai partiti per non perdere totalmente il proprio potere
nella formazione delle liste.

TERZA REPUBBLICA (2006-attuale)
La legge 270 del 21 dicembre 2005 è improntata su un sistema proporzionale con
ritocchi in senso maggioritario, pertanto viene definito come un “sistema misto”,
accezione molto ampia e di difficile catalogazione. Sono previsti (come per le
precedenti leggi) meccanismi diversi per la ripartizione dei seggi in Camera e
Senato.
La legge, firmata dal Ministro delle Riforme Calderoli (Lega Nord), prevede, per la
Camera, un premio (su scala nazionale) alla coalizione vincente (con maggioranza
relativa), che garantisce almeno 340 seggi.
2 Per la Camera dei Deputati venne realizzato un sistema alquanto complesso, che accoglieva le istanze del maggioritario, salvaguardando tuttavia una quota di proporzionale. Dei 630 seggi, 475 venivano infatti attribuiti nei collegi uninominali: il candidato (affiancato da uno o più simboli) che otteneva la maggioranza relativa dei voti conquistava il seggio. I restanti 155 seggi erano ripartiti con una complicata architettura proporzionale. Il dato inequivocabile era la clausola d’esclusione (o anche soglia di sbarramento) al 4% dei partiti per partecipare al “recupero” del proporzionale.
Attraverso l’intricato meccanismo dello “scorporo” , poi, i candidati sconfitti nei collegi uninominali potevano accedere in Parlamento con il “paracadute” del proporzionale, poiché le candidature plurime erano consentite dalla legge. Ragion per cui, per le elezioni alla Camera, l’elettore si trovava di fronte a due diverse schede: una per il collegio uninominale, l’altra per la quota proporzionale.
Per il Senato della Repubblica, invece, la formula adottata è più diretta e di conseguenza meno complessa. Il candidato, in primo luogo, poteva presentarsi anche senza l’appoggio di un partito. Il 75% dei seggi veniva assegnato con le elezioni nei collegi uninominali, mentre il restante 25% su base proporzionale non prevedeva lo “scorporo”, bensì venivano sottratti i voti necessari all’elezione nei collegi uninominali e si provvedeva al conteggio su base proporzionale.
Per il Senato è stato invece prescelto un meccanismo (applicato per la prima volta
in Europa in uno stato con bipolarismo perfetto), che poggia su un premio di
maggioranza assegnato su base regionale. Tale meccanismo, proprio a causa della
sua strana metodologia di premiazione, rende imprevedibile la composizione finale
della Camera Alta.
Nella legge in vigore, inoltre, è stata abolita la possibilità di esprimere una
preferenza da parte dell’elettore. Per tale ragione, dunque, si parla di “liste
bloccate”: sulla scheda bisogna apporre la croce sul simbolo del partito o della
coalizione senza poter votare un candidato. Le candidature, infatti, sono decise dai
partiti, che indicano anche la posizione (e di conseguenza la possibilità di elezione)
dei singoli candidati.
Per la Camera dei Deputati, sono state mantenute le 27 circoscrizioni, individuate nella riforma del 1993. La legge, firmata dal Ministro delle Riforme Calderoli (Lega Nord), prevede un premio (su scala nazionale) alla coalizione vincente (con maggioranza relativa), che garantisce 340 seggi, a patto che la stessa coalizione raggiunga almeno il 20% dei consensi.
Dato che ogni singola lista, collegata alla coalizione, mette a disposizione le proprie preferenze appare scontato che lo schieramento più votato possa ottenere il premio senza preoccupazioni. La ripartizione dei 340 seggi avviene su base proporzionale tra le liste coalizzate, solo se ogni singola lista ha conseguito il 2% dei voti. È prevista, tuttavia, anche la “clausola del miglior perdente” che garantisce l’ingresso in Parlamento al primo dei partiti che non ha superato la soglia di sbarramento e
che comunque ha contribuito al successo della coalizione. Per le liste non collegate, invece, la sogliadi sbarramento è fissata al 4%. I 12 seggi della circoscrizione Estero vengono distribuiti con metodo proporzionale. La legge del 2005, quindi, propone un indirizzo marcatamente proporzionale, ma con l’intento di far nascere coalizioni e proseguire nel percorso del bipolarismo.
Per il Senato della Repubblica è stato prescelto un meccanismo diverso che poggia su un premio di maggioranza assegnato su base regionale (e non nazionale). Le circoscrizioni per il Senato sono quindi le regioni in cui si concretizza il confronto elettorale. Va comunque evidenziata che Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Molise hanno mantenuto i collegi uninominali, individuati dalla riforma del 1993. Nelle altre circoscrizioni, invece, sono previsti dei premi alle coalizioni vincenti
(ad esempio: su 47 seggi da assegnare in Lombardia, 26 ne sono assegnati alla coalizione che ottiene di maggior numero di voti). La ripartizione dei seggi interna alla coalizione si realizza su base regionale. Come per la Camera , la circoscrizione Estero distribuisce 6 seggi in maniera proporzionale.

SISTEMI ELETTORALI IN EUROPA

Nel 1958, all’inizio della sua V Repubblica, la Francia ha adottato un sistema
maggioritario “a doppio turno” per l’elezione di 577 membri dell’Assemblea
Nazionale e 315 Senatori. E’ un sistema bicamerale perfetto in quanto le due
Camere hanno gli stessi poteri con un’unica eccezione: è la sola Camera Bassa
(Assemblée Nationale) che vota la fiducia al Governo.
Per quanto riguarda l’Assemblée Nationale, i collegi sono di tipo uninominale ed il
meccanismo è il seguente: al primo turno, viene eletto il candidato che ottiene il
50%+1 delle preferenze, ma solo se tale percentuale corrisponde al 25% degli
iscritti nelle liste elettorali. In caso contrario, si va al secondo turno (il cosiddetto
ballottaggio), a cui accedono i partiti che superano la soglia del 12,5%. Se soltanto
un partito (a cui è collegato il candidato della lista) supera la soglia, al secondo
turno accedono i primi due partiti.
Al ballottaggio, vige il meccanismo della maggioranza relativa: vince chi ottiene il
maggior numero di consensi.
Tale meccanismo consente sicuramente minor dispersione nelle scelte, ma d’altro
canto tende a ridurre in maniera evidente la rappresentanza.
I Senatori sono invece eletti per suffragio universale indiretto ovvero dai Grandi
Elettori che sono stati eletti per suffragio diretto. Tra gli altri, i rappresentanti dei
Comuni, i Consiglieri Generali, i Consiglieri Regionali ed i Deputati.
Per le presidenziali infine, accedono al ballottaggio i due candidati più votati al
primo turno. Viene nominato presidente il candidato che al secondo turno ottiene la
maggioranza delle preferenze.
Diversamente dagli altri presidenti europei, l’ufficio del Presidente della Repubblica Francese detiene un vero potere, specialmente nel campo della politica estera. Benché il Primo Ministro e il parlamento detengano la maggior parte del potere legislativo ed esecutivo, il presidente francese mantiene una forte influenza.
Il potere più importante esercitato dal presidente è la nomina del Primo Ministro. Poiché è prerogativa dell’Assemblea Nazionale votare la fiducia al governo, spesso il presidente è forzato a nominare un primo ministro rappresentativo della maggioranza dell’Assemblea. Quando la maggioranza dell’Assemblea è di un partito politico differente a quello del presidente si ha la cosiddetta coabitazione. Ciò diminuisce i poteri presidenziali, ed aumenta quelli del Primo Ministro e quelli dell’Assemblea Nazionale.
Tra gli altri poteri, il Capo dello Stato Francese è il detentore di una parte del potere esecutivo, il capo delle forze armate francesi e la più alta carica della magistratura.

SISTEMA ELETTORALE INGLESE
Il sistema elettorale inglese è puramente maggioritario. È un sistema bicamerale
imperfetto in quanto le due Camere non dispongono di pari poteri. La Camera Alta
non può bloccare indefinitamente l’approvazione di una legge, ma solo ritardarla.
I 651 componenti della Camera Bassa (Camera dei Comuni) vengono eletti nei
rispettivi collegi. Il territorio è appunto suddiviso in 651 collegi ed ogni seggio
viene attribuito al candidato che ottiene più voti (formula plurality).
Nella Camera Alta del Parlamento Britannico (Camera dei Lords), i membri non
vengono eletti ma siedono per titolo.
Un meccanismo semplice che garantisce una maggioranza salda per tutta la
legislatura, ma che tende ad annullare la rappresentanza di altre forze politiche.

SISTEMA ELETTORALE TEDESCO:
La Repubblica Federale Tedesca è l’esempio più indicato laddove si parla di sistema
elettorale “misto”, ossia convivono quote proporzionali e quote maggioritarie.
È un sistema bicamerale imperfetto. La Camera Bassa, il Bundestang, ha un numero
di deputati che varia a seconda dei risultati circoscrizionali ed è l’unica che può dare
o negare la fiducia al Governo. La Camera Alta, il Bundesrat, è invece una
rappresentanza delle regioni, racchiude cioè al suo interno i componenti dei governi
regionali e deve essere coinvolta nella legislazioni in tutti i casi in cui una legge
tocca gli interessi regionali.
Per il Bundestang l’elettore deve esprimere due preferenze: una per la lista e l’altro
per il candidato al collegio uninominale. L’attribuzione di 299 seggi (su un totale di
598) avviene proprio nei collegi uninominali, dove vince il candidato che ha
ottenuto la maggioranza relativa dei voti. Gli altri 299 seggi, invece, vengono
ripartiti su base proporzionale con sbarramento al 5%.5
Il sistema elettorale tedesco, dunque, viene spesso definito un “proporzionale
corretto in senso maggioritario”.

SISTEMA ELETTORALE SPAGNOLO
In Spagna vige un sistema elettorale totalmente proporzionale, con limite di
sbarramento al 3%.
Il territorio spagnolo è suddiviso in 52 province e ciascuna rappresenta una
circoscrizione, che elegge un numero ridotto di parlamentari (una provincia di
media grandezza non ne può esprimere più di 10 da suddividere tra le diverse forze
politiche). Sono perciò favoriti quei partiti che mantengono un forte impianto sul
territorio o i partiti maggiori, cui resta comunque la possibilità di alleanza con le
forze minori6.
È un bicameralismo imperfetto, composto da una Camera Bassa (Congreso de los
Diputados), che è la sola che può dare o negare la fiducia al Governo, ed una
Camera Alta (Senado) che concorre solo in via eventuale al procedimento
legislativo e non può impedire in modo definitivo l’approvazione di una legge.
È evidente, pertanto, che tale modello garantisce da un lato stabilità dei governi e
dall’altra ampia rappresentanza alle forze di carattere locale, molto presenti in
Spagna.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: